Una luce nel buio

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Un vento freddo faceva volare le foglie, alzandole in volo come uccelli nel cielo. Entrava fin dentro le ossa. Un mese insolito e inaspettato. Desdemona era cambiata, forse in meglio, forse troppo in fretta. Scombussolata da una fede troppo grande da contenere e un amore che non riusciva più a celare così bene.
Accanto al fuoco era intenta a creare qualcosa che nella sua mente era vivido e fervente. Nella realtà quel pezzo d’ osso di animale era difficile da plasmare. Quel pugnale, intagliava non solo la figura ma, sfortunatamente anche le sue mani. Nel silenzio si sentiva solo i piccoli sfregamenti e un respiro quasi affannato. Movimenti ripetuti e forza d’animo stavano creando un simbolo, colmando un vuoto, urlando al mondo che per tutti c’è speranza e redenzione.

Balthazar osservava tutto questo da lontano, non voleva intromettersi. La vedeva cambiare, sia nel modo di fare, che nel modo di parlare. Non avrebbe mai scommesso in quell’essere così strano. La prima volta che si erano conosciuti, quella folle ragazza trasmetteva paura, diffidenza e rancore verso il mondo intero. Ora, vederla lì con le mani insanguinate, mentre creava quel medaglione, sentiva in lei una fede che forse, pochi riuscivano a provare. Gli Astri a volte mandano segnali difficili da percepire.

Una dama intenta alla preghiera, una torre e una silenziosa speranza; anche un piccolo essere può cambiare le sorti di un destino infausto, di vincere anche contro una Morte senza regole.

Le sue mani piene di tagli erano avvolte in bende logore e usate troppe volte. ” Des perché non usi le tue cure, fa tanto male”. ” Desy lo sai che faceva più male prima, quante volte abbiamo lottato entrambe contro quel dolore”. ” Hai ragione, la signora gentile del sogno ci ha aiutate. È per lei che lo facciamo, vero?” ”Per tutte noi Desy, per tutte noi”. Desdemona si mise il medaglione al collo. Una sensazione di calore e pace le irradiò il corpo. Un sorriso. Era fiera di loro. Come mai prima.

Erano passati giorni, al campo, la mancanza della sua amata era forte. Sentiva che qualcosa non andava ma sperava fosse sana e salva. Stringeva forte in nastro che le aveva regalato. Come se quel piccolo pezzo di stoffa, arginasse quel fiume di emozioni che provava pensando al suo viso. Si era innamorata dei suoi demoni, riusciva a capirla proprio perché lei aveva accettato la sua oscurità. Erano alla pari, senza muri invalicabili, senza segreti. Avrebbe combattuto per un un attimo di felicità. Se lo meritavano entrambe. Senza maschere e senza rimpianti.

Stava portando della legna al campo quando qualcosa le agguantò la spalla, tirandola indietro e facendola cadere all’indietro. ” Mio mentore…” Si lasciò cadere senza mai toccare veramente terra, poi, il buio.

Si svegliò di soprassalto, di fianco a lei, Desy. ”Desdemona dove siamo? Fa freddo, è buio e ho paura…” ”Aspetta, Desy?? Hai il tuo corpo? È un sogno!?”

Entrambe si guardarono intorno: erano nel buio più totale ma c’erano candelabri dorati appesi alle pareti. Le fiamme risplendevano di una luce violastra intensa. Era un lunghissimo corridoio, fatto interamente di liquido nero: muri, pavimento e soffitto.

”Maestro Mordecai?” Desdemona era quasi sicura di averlo intravisto. Un profumo d’incenso si diffondeva nell’aria. Poi musiche di saltimbanchi cominciarono a richiamare la sua attenzione. Lontano, lontano, quasi impercettibile. ”Andiamo, Desy, dobbiamo camminare, dammi la mano.” ”Des dove andiamo? Chi c’è là in fondo?” ”Non lo so ma di sicuro dobbiamo scoprirlo, stringi forte la mia mano, dobbiamo trovare gli altri.”

Stringendo il talismano con la mano destra e nella sinistra la mano di quella fanciulla che mai le era parsa così piccola e indifesa, cominciò e seguire quella musica. Le era famigliare, come se fosse un richiamo di chi conosceva e si fidava.

Una strada sconosciuta, pensando ai volti che amavano, perché insieme avrebbero visto la fine del buio. Perché non era più sole finalmente.

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